Urgente : Milioni di conversazioni private di ChatGPT hackerate e messe in vendita

Julien

Dicembre 19, 2025

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In un contesto in cui l’intelligenza artificiale si è affermata come uno strumento quotidiano, la sicurezza degli scambi con queste tecnologie diventa una preoccupazione principale. Nel 2025, una rivelazione shock ha scosso il mondo digitale: milioni di conversazioni private con ChatGPT sono state hackerate e messe in vendita sul mercato nero. Questa massiccia fuga di dati solleva quesiti cruciali sulla privacy, la cybersicurezza e i rischi corsi dagli utenti di queste piattaforme di IA. Dietro questa falla, un’estensione Chrome ampiamente adottata e raccomandata da Google, Urban VPN Proxy, era all’origine della cattura illegale e sistematica di questi scambi privati.

Questa estensione, lodata per le sue funzioni semplici e la sua interfaccia rassicurante, ha beneficiato di una fiducia crescente grazie a un badge ufficiale attribuito da Google, inducendo oltre sei milioni di internauti a usarla senza sospetti. Tuttavia, a loro insaputa, questi utenti esponevano informazioni sensibili: domande mediche, dati finanziari o segreti professionali venivano aspirati e ridistribuiti a terzi. Questo scandalo di ampia portata mette in luce una nuova forma di cyberattacco sofisticato e meticolosamente orchestrato, che sfrutta la ingenuità degli utenti e le falle delle piattaforme di fiducia per organizzare una vendita illegale di dati personali.

Urban VPN Proxy: un’estensione deviata all’origine di una massiccia fuga di conversazioni private ChatGPT

Urban VPN Proxy, presentato come uno strumento legittimo per la protezione della privacy su Internet, ha rapidamente conquistato un vasto pubblico grazie alla sua facilità d’uso e alla sua maggiore visibilità, soprattutto tramite un badge di raccomandazione ufficiale rilasciato da Google. Questo riconoscimento ha amplificato la sua legittimità agli occhi degli utenti, che vi vedevano una soluzione affidabile contro le minacce online. Sfortunatamente, questa fiducia si è rivelata ampiamente immeritata.

Un’indagine approfondita condotta dalla società specializzata Koi ha rivelato che l’estensione incorporava script invisibili all’utente. Questi script raccoglievano in continuazione tutte le conversazioni tenute tramite varie IA, tra cui ChatGPT, ma anche Gemini, Claude, Grok e DeepSeek. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, l’attivazione effettiva del VPN non aveva alcun impatto su questa raccolta fraudolenta: dal momento dell’installazione, ogni scambio diventava accessibile a terzi senza alcun avviso né consenso chiaro.

Questo metodo sofisticato di intercettazione rappresentava una forma di cyberattacco subdolo che violava letteralmente la riservatezza dei dati personali scambiati in questi spazi presumibilmente protetti. Così, dialoghi privati, contenenti informazioni personali, professionali e persino sensibili, venivano aspirati e immagazzinati senza che gli utenti ne avessero la minima percezione.

Le implicazioni di questo hacking vanno oltre un semplice abuso tecnico: questa intrusione influisce direttamente sulla fiducia tra gli utenti e gli strumenti di intelligenza artificiale. Come continuare a affidare dati quando la riservatezza è compromessa sin dalla prima connessione? Le conseguenze riguardano sia i privati sia le imprese, diventando un caso emblematico che illustra l’impellente necessità di una cybersicurezza rafforzata.

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Dalla raccolta dati alle analisi di marketing: un dirottamento delle conversazioni private in valuta commerciale

La quantità e la natura delle conversazioni intercettate dall’estensione vanno ben oltre il semplice scambio anonimo. Koi ha confermato che i dati raccolti includevano molti contenuti sensibili: domande riguardanti la salute, informazioni finanziarie, discussioni legate a codici informatici professionali nonché dilemmi personali profondamente intimi.

Questa diversità illustra la ricchezza del volume di informazioni rubate, che viene poi utilizzato per alimentare analisi di marketing. Gli attori dietro questa operazione hanno sfruttato questi scambi monetizzandoli presso partner commerciali tramite un’azienda affiliata, BiScience. Tale società raccoglieva i dati per trarne profitto, trasformando così la fuga di dati in una vera leva economica.

Il modello economico adottato si basa sulla rivendita illegale di dati a entità di marketing che traggono vantaggio dai comportamenti, bisogni e preferenze degli utenti sulla base di queste conversazioni compromesse. Questa realtà solleva un paradosso inquietante: l’uso di strumenti di IA, destinati a migliorare la nostra vita quotidiana, può condurre a uno sfruttamento non regolato e opaco della nostra privacy.

Nessuna opzione nelle impostazioni dell’estensione permetteva di bloccare questa raccolta, rendendo la rimozione dell’estensione l’unica misura efficace per fermare la fuga. Forbes ha corroborato questi fatti, confermando che anche gli utenti esperti non disponevano di alcun controllo reale. Questa situazione mette in evidenza la fragilità dei meccanismi di protezione attuali, di fronte a tecniche di sorveglianza e estrazione dati sempre più sofisticate.

Elenco: Tipi di dati privati esposti tramite Urban VPN Proxy

  • Domande mediche — diagnosi, trattamenti e consigli personali
  • Informazioni finanziarie — dettagli bancari, strategie di gestione patrimoniale, transazioni
  • Codici professionali — frammenti di programmi, script, istruzioni sensibili
  • Dilemmi personali — confidenze, decisioni intime, scambi familiari
  • Discussioni strategiche — piani aziendali, progetti interni, dati chiave

La dissimulazione dietro la politica sulla privacy: il doppio discorso di Urban Cyber Security Inc.

La società editrice, Urban Cyber Security Inc., ha assunto pubblicamente la pratica di raccolta dati attraverso la sua politica sulla privacy, che menzionava una condivisione dei dati di navigazione con una società partner chiamata BiScience. Tuttavia, questa divulgazione rimaneva molto parziale, e il discorso ufficiale, in particolare sulla pagina Chrome Web Store, negava esplicitamente qualsiasi rivendita a terzi, sostenendo di limitare l’uso dei dati alla funzionalità principale dell’estensione.

Questa contraddizione solleva seri dubbi sulla trasparenza e l’etica dell’azienda. Gli utenti erano sottoposti a una comunicazione ambigua che li ha portati a credere in una sicurezza e riservatezza garantite, mentre in realtà le loro conversazioni personali venivano oggetto di una vendita illegale all’insaputa di tutti.

Lo scandalo non si ferma qui: l’inchiesta ha messo in luce che sette altre estensioni dello stesso editore utilizzavano un meccanismo identico di estrazione dati. Queste estensioni contavano più di due milioni di utenti attivi e tutte avevano un badge di raccomandazione che poteva far pensare a una validazione ufficiale affidabile e obiettiva.

Il sistema rivela un modello a più livelli di sfruttamento, messo consapevolmente in atto dall’editore per massimizzare l’accesso a dati estremamente redditizi, sotto una patina di legittimità. La posta in gioco della cybersicurezza in questo contesto è fondamentale, poiché implica la protezione contro rischi di cyberattacchi che sfrutteranno questi dati a fini malevoli o commerciali.

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Cronologia e raccomandazioni: ciò che bisogna sapere sulla fuga di dati ChatGPT da luglio 2025

Le conversazioni intercettate risalgono a luglio 2025 e includono ogni scambio effettuato con un’IA da quella data, senza alcuna distinzione. Questo salvataggio massiccio e prolungato accentua la gravità della fuga: non si tratta di un incidente isolato, bensì di una raccolta continua su più mesi. I dati in questione sono stati trasmessi a partner commerciali, il che lascia presupporre una diffusione estesa e incontrollata a livello internazionale.

Idan Dardikman, ricercatore riconosciuto in cybersicurezza, ha lanciato un avvertimento chiaro e urgente a tutti gli internauti: ogni estensione creata da Urban Cyber Security Inc. deve essere rimossa immediatamente. Raccomanda inoltre di rileggere scrupolosamente le politiche sulla privacy delle app e delle estensioni utilizzate per individuare eventuali clausole di condivisione dati non conformi.

Questo caso rappresenta un esempio sui rischi legati all’assorbimento massiccio di dati personali, mettendo a nudo le falle delle piattaforme di massa di fronte a cyberattacchi sempre più frequenti e sofisticati. Dimostra anche la necessità per gli utenti di adottare una maggiore vigilanza e di privilegiare soluzioni riconosciute sicure e trasparenti.

Date chiave Eventi significativi Conseguenze
Luglio 2025 Inizio della raccolta sistematica delle conversazioni private tramite Urban VPN Proxy Esposizione continua dei dati sensibili a terzi non autorizzati
Ottobre 2025 Pubblicazione dell’inchiesta della società Koi che rivela la raccolta automatica Consapevolezza mediatica e allerta agli utenti
Novembre 2025 Verifiche indipendenti e conferme da Forbes Rafforzamento delle critiche contro Urban Cyber Security Inc.
Dicembre 2025 Avvertimento da parte di ricercatori in cybersicurezza e raccomandazione di rimozione estensioni Appello alla vigilanza e misure correttive dagli utenti

Cosa fare di fronte a questo massiccio hackeraggio di conversazioni private e come proteggere meglio la propria privacy nell’era delle IA?

La fuga rivelata da questo caso sottolinea l’impellente necessità di una gestione migliore della privacy dei dati in un ambiente digitale in forte espansione. La moltiplicazione dei cyberattacchi mirati alle conversazioni private, in particolare con IA come ChatGPT, impone una maggiore consapevolezza da parte degli utenti.

Per proteggersi efficacemente da questo tipo di cyberattacco, è fondamentale:

  • Verificare rigorosamente l’origine e la reputazione di estensioni o applicazioni prima della loro installazione.
  • Evitare di registrare o condividere informazioni sensibili su piattaforme di cui non si conosce la politica sulla privacy.
  • Rimuovere immediatamente ogni estensione sospetta o proveniente da editori con pratiche dubbie.
  • Usare soluzioni di sicurezza consolidate, abbinate a un buon antivirus e aggiornamenti regolari dei dispositivi.
  • Leggere attentamente le politiche sulla privacy e le condizioni d’uso, tenendo in considerazione commenti e allerta della comunità.

Consapevoli che questa violazione della sfera privata possa avere impatti duraturi, alcuni esperti si battono anche per un rafforzamento delle legislazioni per regolamentare più severamente la raccolta e la commercializzazione dei dati personali. Una migliore regolamentazione permetterebbe di proteggere i diritti fondamentali degli utenti e dissuadere tali pratiche abusive.

Questa maggiore vigilanza rimane uno scudo essenziale di fronte alla crescente sofisticazione degli attacchi, ma anche una responsabilità collettiva in un mondo digitale in continua evoluzione.

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