Oracle si lancia nell’IA ma affonda nel suo peggior trimestre da oltre 20 anni

Julien

Dicembre 30, 2025

oracle investit dans l'intelligence artificielle mais enregistre son pire trimestre en plus de 20 ans, soulignant des défis majeurs malgré ses ambitions technologiques.

Nel momento in cui l’intelligenza artificiale si impone come uno degli assi principali dell’innovazione tecnologica, Oracle ha deciso di riposizionare il proprio modello di business puntando fortemente su questa rivoluzione. Tuttavia, questa strategia ambiziosa di adozione e integrazione dell’IA nelle sue infrastrutture cloud le costa caro. Nel 2026, l’azienda americana subisce un duro colpo con il suo peggior trimestre finanziario in più di due decenni, segnando un contrasto evidente con l’attuale fervore del mercato tecnologico intorno all’IA. Questo crollo azionario riflette le sfide complesse cui Oracle è confrontata: tra grandi investimenti, ritardi nei suoi progetti infrastrutturali e risultati finanziari deludenti, il leader storico del software si trova ad affrontare una ridefinizione cruciale del suo ruolo nel settore.

In questo contesto di trasformazione, Oracle illustra sia le promesse sia i rischi insiti nell’ascesa dell’intelligenza artificiale. Pur cavalcando l’entusiasmo generato dall’IA, l’azienda deve far fronte a un calo spettacolare delle sue prestazioni economiche, alimentato da un massiccio aumento delle spese e da incertezze sul ritorno sugli investimenti. Il suo fatturato, sebbene atteso in forte crescita grazie all’IA, ristagna, anzi diminuisce in alcuni segmenti chiave. L’impatto sul mercato azionario è immediato: dal picco storico di settembre, il valore del suo titolo è sceso di circa il 45%, ricordando a tutti quanto la transizione in un universo dinamico come quello del cloud e dell’IA possa essere costellata di ostacoli.

Le ambizioni di Oracle nell’intelligenza artificiale: una scommessa strategica importante

Negli ultimi anni Oracle si è posizionata come un attore imprescindibile nel campo del cloud computing. Ma di fronte alla rapida ascesa delle tecnologie di intelligenza artificiale, l’azienda ha chiaramente indicato che l’IA sarà il motore prioritario della sua crescita futura. La strategia consiste nell’unire i software tradizionali a infrastrutture potenti capaci di supportare le applicazioni di IA più esigenti, puntando così a competere con colossi come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud.

Questa direzione strategica si è tradotta in piani di investimento eccezionali. Oracle ha annunciato progetti mastodontici, tra cui lo sviluppo di diversi data center dedicati, in collaborazione con OpenAI, nell’ambito del progetto Stargate. Tre di questi data center sono costruiti direttamente da Oracle, con una capacità elettrica di quasi 7 gigawatt riservata a queste infrastrutture massicce. Il gruppo ha previsto di investire oltre 400 miliardi di dollari in tre anni nello sviluppo delle sue attività legate all’IA.

Larry Ellison, presidente esecutivo e direttore tecnico, ha sempre mostrato una fiducia incrollabile in questa trasformazione. Secondo lui, i ricavi generati dall’IA potrebbero far esplodere il fatturato di Oracle, portandolo da 57 miliardi di dollari nel 2025 a un ambizioso obiettivo di 225 miliardi di dollari entro il 2030. Un’ambizione colossale che mostra la volontà di Oracle di ridefinire il proprio ruolo in un mercato sempre più competitivo, offrendo ai propri clienti una gamma completamente nuova di applicazioni, strumenti e infrastrutture ottimizzate attorno all’intelligenza artificiale.

Questa promessa di innovazione ha anche lo scopo di rassicurare gli investitori. In un mercato tecnologico volatile, è spesso essenziale cavalcare le tendenze portate dalle parole chiave più in voga. L’intelligenza artificiale è diventata questo simbolo di futuro che attira capitali ed entusiasmo, rendendo la strategia di Oracle non solo operativamente ma anche finanziariamente strategica.

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La battuta d’arresto inaspettata: un trimestre finanziario disastroso per Oracle

Nonostante questo scenario promettente, la realtà ha rapidamente raggiunto Oracle. Infatti, i risultati finanziari dell’ultimo trimestre hanno provocato uno shock, non solo tra gli investitori ma anche in tutta l’industria. Per la prima volta dal 2001, Oracle registra il suo peggior trimestre finanziario in termini di performance azionaria.

Il titolo Oracle è crollato di oltre il 30% nel corso del trimestre, accentuando una tendenza negativa iniziata a settembre con un calo di circa il 45% dal picco storico. Questo shock spettacolare si spiega con diversi fattori, tra cui ritardi nel dispiegamento delle sue infrastrutture, spese in aumento esponenziale e risultati commerciali al di sotto delle aspettative.

Bloomberg ha rivelato che diversi progetti di data center nell’ambito della partnership con OpenAI soffrono di ritardi di almeno un anno, principalmente a causa di carenze di manodopera qualificata e materiali necessari alla costruzione. Questo ritardo riduce la capacità di Oracle di generare ricavi derivanti dalle nuove infrastrutture, un duro colpo in un contesto in cui la concorrenza avanza a grande velocità.

Inoltre, le spese di investimento sono esplose raggiungendo quasi 50 miliardi di dollari per l’esercizio 2026, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Per finanziare questa ambizione colossale, Oracle ha dovuto contrarre un debito importante, emettendo a settembre obbligazioni per 18 miliardi di dollari, il che aggrava notevolmente l’indebitamento.

Wall Street, in particolare, si preoccupa di questo fragile equilibrio tra investimenti massicci e ritorno tardivo sull’investimento. Gli analisti evidenziano la difficoltà di Oracle a generare flussi di cassa sufficienti per assorbire questi costi e ritengono che la valutazione azionaria attuale rifletta un’incertezza sulla sostenibilità del modello economico previsto.

Questa situazione mette in luce il divario significativo tra la promessa espressa da Oracle e le difficoltà a concretizzarla in un contesto industriale e finanziario teso, impattando direttamente la fiducia degli investitori e la percezione del mercato.

Indicatori commerciali in calo: il segno di una crescita frenata

La delusione non si limita alla valutazione azionaria e ai progetti di investimento. I risultati finanziari di alcune divisioni chiave mostrano anche segni di rallentamento, in particolare nel ramo software storico di Oracle.

Il fatturato proveniente dai software legati all’intelligenza artificiale è calato del 3% nel terzo trimestre, toccando i 5,88 miliardi di dollari. Questo calo non è catastrofico di per sé, ma è indicativo di una congiuntura meno favorevole. Conferma che l’ascesa dell’IA non si è ancora diffusa uniformemente in tutte le offerte di Oracle e che la crescita tradizionale, un tempo motore essenziale del gruppo, sta affrontando difficoltà per la prima volta.

Questo calo illustra anche le ripercussioni più ampie del mercato tecnologico, dove le aziende clienti adattano le loro spese di fronte all’incertezza economica globale e all’aumento dei costi. Lo sforzo di innovazione non basta più a compensare le tendenze strutturali sfavorevoli, specialmente in un contesto di forte concorrenza.

Gli analisti finanziari sono ora attenti a diversi indicatori chiave che potrebbero influenzare la traiettoria futura di Oracle:

  • La capacità di lanciare rapidamente nuovi prodotti e servizi sfruttando appieno l’intelligenza artificiale.
  • Il controllo dei costi legati alle infrastrutture e alla R&S per garantire una redditività duratura.
  • La diversificazione delle fonti di reddito per non dipendere esclusivamente dai software tradizionali.
  • La risposta alle restrizioni relative all’approvvigionamento e alla gestione dei talenti in un mercato del lavoro teso.

Così, la qualità e la rapidità nell’esecuzione della strategia di Oracle saranno determinanti nei prossimi mesi per invertire questa dinamica negativa nel trimestre finanziario in corso e nei successivi.

L’impatto del debito e delle raccolte fondi sulla stabilità finanziaria di Oracle

Per finanziare i suoi massicci investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture cloud, Oracle ha aumentato il proprio indebitamento. Questo incremento del debito, sebbene necessario per realizzare le sue ambizioni, genera una pressione maggiore sulle prestazioni economiche dell’azienda e suscita preoccupazioni tra gli investitori.

La raccolta fondi tramite emissioni obbligazionarie di settembre, per un importo di 18 miliardi di dollari, illustra questa dinamica. Se questa operazione apporta liquidità immediata, aumenta anche i costi finanziari a lungo termine, che possono gravare sulla capacità di Oracle di generare utili netti, soprattutto se i flussi derivanti dai nuovi progetti non saranno all’altezza.

In questo contesto, Oracle si trova di fronte a una doppia sfida:

  1. Accelerare le sue innovazioni tecnologiche per rimanere competitivo di fronte a una concorrenza temibile nel settore dell’intelligenza artificiale.
  2. Garantire una gestione rigorosa delle proprie finanze per non indebolire la struttura finanziaria del gruppo con un indebitamento eccessivo.

Una cattiva gestione potrebbe far perdere a Oracle la credibilità sui mercati, determinando un’ulteriore diminuzione della sua valutazione azionaria. Questa equazione delicata impone quindi una vigilanza costante da parte dei dirigenti nelle decisioni prese.

Il mercato resta molto attento alla capacità di Oracle di equilibrare le spese per l’innovazione con i risultati finanziari. Una gestione ottimizzata del debito e dei progetti di investimento è quindi essenziale per uscire da questa fase critica senza compromettere il futuro.

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Il ruolo di Oracle davanti ai grandi attori del cloud e dell’IA nel 2026

In un settore già dominato da colossi come Amazon Web Services, Microsoft e Google, Oracle cerca di imporsi come un concorrente serio grazie al suo focus sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, la competizione rimane feroce e la gestione delle infrastrutture cloud ad alte prestazioni richiede risorse colossali.

Mentre questi giganti hanno già fatto grandi progressi nel dispiegamento delle loro soluzioni IA, Oracle tenta di sfruttare la sua conoscenza storica nei database e nei software aziendali per offrire un’offerta integrata. La collaborazione con OpenAI e il progetto Stargate illustrano questa volontà di integrare strumenti IA all’avanguardia al centro dei suoi servizi cloud, con un obiettivo di innovazione continua.

Tuttavia, l’attuale periodo rivela le difficoltà nel tradurre queste aspirazioni in risultati tangibili. I ritardi nei progetti infrastrutturali hanno indebolito la capacità di Oracle di competere sulla velocità di esecuzione. Inoltre, il calo dei profitti danneggia la sua immagine di marca e la forza finanziaria di fronte a una concorrenza che mantiene un ritmo di innovazione sostenuto.

Il futuro immediato di Oracle dipenderà quindi dalla sua capacità di superare questi ostacoli, accelerare il dispiegamento delle soluzioni IA e convincere mercati e clienti del valore della sua offerta tecnologica. Il settore osserva con attenzione, consapevole che i prossimi mesi saranno decisivi per la società americana.

Gli insegnamenti del peggior trimestre di Oracle: un esempio per il mercato tecnologico

La situazione attuale di Oracle rappresenta sia un allarme sia una lezione per l’intero mercato tecnologico. Sottolinea i rischi legati a transizioni rapide e costose, dove la pressione per innovare spinge le aziende a investire massicciamente senza garanzie immediate di ritorno.

Questo trimestre difficile evidenzia alcuni insegnamenti chiave:

  • Il tempismo degli investimenti è cruciale: impegnare somme enormi prima della maturità del mercato può indebolire l’equilibrio finanziario.
  • La gestione operativa deve essere all’altezza: i ritardi nei progetti influenzano direttamente la fiducia degli investitori.
  • La diversificazione resta un punto di forza: non dipendere esclusivamente dall’IA o da una singola tecnologia permette di assorbire gli shock.
  • Il ruolo dei team umani: carenze di competenze e problemi di approvvigionamento rappresentano ostacoli importanti nella realizzazione.

In un ecosistema tecnologico in evoluzione, l’evoluzione di Oracle potrebbe fungere da barometro per altri attori del settore, illustrando la complessità di gestire la trasformazione digitale preservando al contempo la redditività.

Oracle di fronte alle reazioni degli investitori: una fiducia messa alla prova

La reazione dei mercati finanziari è stata rapidamente severa dopo l’annuncio dei risultati. Il drastico calo del prezzo delle azioni riflette una perdita di fiducia che potrebbe peggiorare se i segnali positivi non torneranno rapidamente.

Gli investitori, inizialmente entusiasti delle prospettive offerte dall’intelligenza artificiale, oggi vedono le loro aspettative deluse da una performance insoddisfacente e un aumento del debito. Questo dissenso si traduce in una volatilità crescente del prezzo delle azioni Oracle, influenzando anche l’intero settore tecnologico.

Questa situazione pone la direzione di Oracle in una posizione delicata. Deve non solo affrontare con trasparenza le sfide cui è chiamata, ma anche dimostrare la capacità di adattare la strategia per tornare su basi più stabili. Il futuro degli investimenti nell’IA da parte di Oracle dipenderà da una comunicazione chiara e da un’esecuzione efficace dei progetti.

I prossimi trimestri saranno dunque cruciali per ristabilire la fiducia nei mercati e confermare che la strada scelta da Oracle può portare al successo auspicato.

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