Affaticamento e fretta: alleate inattese dei cyberpirati

Julien

Gennaio 28, 2026

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In un mondo iperconnesso in cui le tecnologie digitali dettano il ritmo delle nostre vite professionali e personali, la fatica mentale e la fretta sono diventate abitudini comuni, spesso sottovalutate nel loro impatto sulla sicurezza informatica. Nel 2026, i cyberpirati non attaccano più solo i sistemi informatici con la forza bruta o la sofisticazione tecnica, ma sfruttano ora abilmente le vulnerabilità umane generate da questi stati di fatica e urgenza. Questo attacco invisibile si basa su un substrato psicologico: l’errore umano, catalizzato dalle emozioni, dallo stress e dal momento scelto per scatenare l’attacco. Per le aziende e i privati, comprendere questo nuovo approccio dei cyberpirati diventa cruciale per adattare la cybersicurezza a una realtà in cui ogni clic, ogni secondo di distrazione può aprire una porta a un attacco devastante.

Il barometro 2026 pubblicato da Mailinblack mette in luce questa profonda mutazione degli attacchi informatici. Sebbene il numero totale di attacchi rimanga stabile, la loro efficacia aumenta in modo fulmineo grazie a uno sfruttamento accurato dei momenti di vulnerabilità cognitiva: ritorni dalla pausa, serate tarde, weekend, o fasi di sovraccarico mentale. I cyberpirati agiscono più silenziosamente ma più intelligentemente, privilegiando la personalizzazione e la sincronizzazione dei loro tentativi per generare il massimo danno.

Questo fenomeno obbliga a reinventare i metodi di difesa attorno a una cybersicurezza comportamentale che non si limita a rafforzare i sistemi tecnici, ma agisce direttamente sulle reazioni umane di fronte al rischio informatico. La sensibilizzazione diventa l’arma indispensabile per anticipare ed evitare errori fatali. Dalla formazione mirata agli strumenti di autenticazione rinforzata, passando per una migliore gestione dei ritmi di lavoro e delle abitudini digitali, questa lotta contro la fatica e la fretta diventa una sfida importante per ogni organizzazione desiderosa di proteggere i propri asset digitali e la propria reputazione.

Come la fatica cognitiva apre la porta ai cyberpirati

La fatica cognitiva, questo fenomeno psicologico legato al sovraccarico mentale e all’accumulo di informazioni, è una delle cause principali di errori umani in materia di cybersicurezza. Nel 2026, le aziende constatano che non è tanto la sofisticazione tecnica degli attacchi informatici a rappresentare un problema, quanto la capacità ridotta degli utenti di riconoscere e contrastare tali attacchi in momenti di debolezza mentale.

I cyberpirati sfruttano la fatica per eludere la vigilanza dei dipendenti. Per esempio, dopo un pranzo abbondante o una riunione maratona, il cervello è meno capace di identificare un’email fraudolenta o un link malevolo. Questa diminuzione della vigilanza varia naturalmente a seconda delle ore della giornata e dello stato di stress percepito.

Le situazioni favorevoli agli errori indotti dalla fatica

Si osservano picchi di errore tra i dipendenti soprattutto durante:

  • Le pause pranzo, quando il rilassamento è massimo e l’attenzione minima.
  • La fine della giornata, con un calo di energia e una diminuzione della capacità di analisi.
  • I ritorni dalle pause, quando la fretta di recuperare il ritardo invade il comportamento.
  • I periodi di sovraccarico informativo, soprattutto durante eventi importanti che sollecitano fortemente le squadre.

In queste finestre temporali, la probabilità di cliccare inconsciamente su un link malevolo o di rivelare informazioni sensibili aumenta notevolmente. Tale vulnerabilità è sfruttata da attacchi finemente calibrati, come il spear phishing, in cui il messaggio diffuso prende di mira precisamente le debolezze psicologiche dei destinatari.

Così, contrariamente a una percezione classica che valorizzava la tecnica pura, ora sono gli stati d’animo e i contesti umani a determinare il successo di un attacco informatico. La fretta moltiplica gli errori e, combinata con la fatica cognitiva, crea un terreno fertile per le intrusioni malevole.

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Gli attacchi informatici nel 2026: meno rumorosi, più mirati, più temibili

Secondo Mailinblack, i cyberpirati hanno radicalmente cambiato tattica negli ultimi anni. Gli attacchi massivi e visibili, come in passato con i ransomware su larga scala, hanno lasciato spazio a campagne discrete, personalizzate ed estremamente efficaci. Questa evoluzione si basa in particolare sulla comprensione dei ritmi umani e dei meccanismi emozionali.

Analizzando quasi due miliardi di email intercettate nel 2025, emerge che i pirati preferiscono aspettare i momenti migliori per lanciare le loro campagne di phishing o di ingegneria sociale. Invece di saturare le caselle di posta, si concentrano su attacchi furtivi durante le fasce in cui la vigilanza è bassa — in particolare le serate, i weekend o gli istanti che precedono una scadenza importante. Questo bersaglio temporale massimizza le probabilità di un errore umano fatale.

I profili più esposti in base ai loro ritmi di lavoro

Profilo Momento critico Tipo di attacco privilegiato Bias sfruttato
Funzioni di supporto Pausa pranzo Spear phishing mirato Automatismo e rilassamento
Commerciali Fine giornata su smartphone Phishing via SMS (smishing) Urgenza percepita e fretta
Agenti pubblici Notte Attacchi tramite falsi messaggi amministrativi Autorità e stress
Dirigenti Tra due convalide critiche Falsi ordini di pagamento Pressione e confusione

L’efficacia di questi attacchi si basa sulla loro fine adattabilità agli stati emotivi delle vittime, che esitano tra il desiderio di fare bene e l’urgenza percepita. Questa constatazione mette in evidenza la necessità di una cybersicurezza comportamentale adattata ai profili e ai momenti chiave.

Cybersicurezza comportamentale: anticipare i bias umani per ridurre i rischi informatici

Di fronte a questi attacchi sottilmente orchestrati, i metodi classici di protezione tecnica non bastano più. Diventa imperativo interessarsi ai meccanismi psicologici che sottendono gli errori umani al fine di trasformare il riferimento alla sicurezza in una cultura profondamente radicata.

La cybersicurezza comportamentale si presenta così come una disciplina chiave. Essa mira a comprendere, anticipare e correggere i riflessi automatici che, sotto l’effetto della fatica e della fretta, conducono a falle facilmente sfruttabili. Un elemento centrale di questo approccio è la formazione mirata, adattata ai profili e alle situazioni reali di lavoro.

Le formazioni, primi bastioni contro gli errori umani

Le campagne di sensibilizzazione basate sulla piattaforma Cyber Coach dimostrano che solo un’ora di formazione può ridurre significativamente gli errori a rischio. Per esempio, tra i dirigenti, a seguito di una breve sessione di sensibilizzazione, il tasso di compromissione degli account cala del 90%.

Questa efficacia si basa su diversi assi:

  • Individuazione dei momenti di vulnerabilità personali e organizzative.
  • Simulazioni realistiche che riproducono scenari di attacco specifici al lavoro quotidiano.
  • Rafforzamento dell’attenzione di fronte ai segnali deboli degli attacchi.
  • Incoraggiamento all’adozione sistematica di buone pratiche, in particolare l’uso della MFA e dei gestori di password sicuri.

Queste formazioni non creano solo agenti di reazione, ma anelli solidi capaci di interrompere la catena del pirataggio nel momento cruciale.

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Password e autenticazione multifattore: l’ultima barriera contro i rischi informatici

Nonostante l’evoluzione delle tattiche dei cyberpirati, alcuni fondamentali restano imprescindibili e costituiscono l’ultima linea di difesa contro le intrusioni. La password, pur essendo spesso considerata obsoleta, svolge ancora un ruolo cruciale. Tuttavia, presenta molti difetti e una cattiva gestione espone l’azienda a un rischio aumentato.

Lo strumento di analisi Sikker rivela che molti utenti, in particolare gli agenti mobili, continuano ad adottare comportamenti a rischio: ripetizione delle password, uso di termini troppo semplici o condivisione non sicura. Parallelamente, l’implementazione dell’autenticazione multifattore (MFA) rimane insufficientemente diffusa, sebbene offra un livello di sicurezza aumentato confermando l’identità oltre la semplice password.

Elenco delle buone pratiche per mettere in sicurezza i propri accessi nel 2026

  • Usare gestori di password per generare e memorizzare password complesse e uniche.
  • Implementare sistematicamente l’autenticazione multifattore su tutti gli accessi sensibili.
  • Cambiare regolarmente le password ed evitare il riutilizzo tra account diversi.
  • Formare gli utenti a riconoscere i tentativi di phishing volti a rubare le credenziali.
  • Limitare gli accessi e privilegiare il principio del minimo privilegio per ridurre i rischi in caso di compromissione.

Queste misure, basate su comportamenti controllati e soluzioni tecniche adeguate, permettono di costituire un ultimo baluardo efficace contro l’aumento degli attacchi informatici che sfruttano la fatica, la fretta e l’errore umano.

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